UN ANNO DA “FUORI DAL COMUNE”

E’ cominciato tutto alla Bik ExTreme di Limone l’anno scorso, per gli altri la stagione agonistica volgeva al termine visto che è alla metà di ottobre, per me era all’inizio. Dopo vari mesi di Stop, per cercare di guarire un’infiammazione ad un’anca che mi torturava da alcuni anni, finalmente avevo ripreso ad allenarmi con l’obbiettivo di fare un po’ di garette di sci alpinismo durante la stagione invernale. A Limone ero andato per divertirmi e passare una domenica in compagnia del mitico Dony, e di Alex, che incredibilmente ci omaggiava della sua presenza, visto che ultimamente era sempre in Algeria. La Giornata è stata stupenda, cielo azzurro, certo fatica anche perchè l’allenamento era quello che era, ma gara emozionante e ricca di soddisfazioni, con una salita di 30 km e un unica discesa di 20 km, con pezzi tecnici, single Trek e pure una parte di Down hill cronometrata. Finita la gara tutti emozionati dalla nuova esperienza appena vissuta, notiamo un depliant di una gara molto particolare il NATURAID TRENTINO, io rimango subito attratto, una gara completamente diversa dalle altre in autonomia di 400 km in tappa unica con 15000m di dislivello. Una cosa “fuori di testa”, una gara che ti porta ai limiti, chilometraggio e dislivello che solo a pensarci fanno spavento, però rifletto tra me e me e mi dico, se lo fanno gli altri sicuramente lo posso fare pure io, non devo vincerla, devo cercare di rimanere nel tempo massimo delle 60 ore. Appena arrivo a casa comincio a consultare il sito di questa fantastica avventura, “nei mesi successivi non so quante volte l’avrò fatto” e da li comincio ad esaltarmi, a valutare tutte le problematiche, l’alimentazione le luci i ricambi da portare e come allestire la bici, visto che le 6000 calorie da portarsi da qualche parte bisogna metterle, il sacco a pelo i vestiti di ricambio non si possono metter tutti in uno zaino, sarebbero scomodi da portare per tutti quei chilometri. Il mio entusiasmo coinvolge pure Fabio, la persona con la quale avevo più sintonia in quel momento, quindi appena aprono le iscrizioni ci iscriviamo, ma di li alla gara mancano ancora tanti mesi, quindi ci dedichiamo allo sci alpinismo, prepariamo tutto un elenco di gare per coprire tutta la stagione e una dopo l’altra andiamo a farle sempre più affiatati ma almeno da parte mia con il pensiero rivolto alla mia gara in bici. E’ proprio al ritorno di una di queste gare che mi viene proposto di partecipare alla Transalp gara a tappe da Fussen in Germania a Riva del Garda 600Km con 20000m di dislivello in MTB da fare in 8 giorni, logicamente non mi lascio scappare l’occasione pensando tanto mi devo allenare per l’altra quindi poi posso fare anche questa. La stagione finalmente volge al termine o come dice Fabio, l’hai terminata tu per passare alla bici ma io ci tengo troppo e sono irremovibile. L’esperienza scialpinistica mi lascia un po’ con l’amaro in bocca, tante fatiche tanti allenamenti, però dei risultati che io reputo non eccezionali, quindi decido di allenarmi in modo più serio, vado da un preparatore e comincio a seguire le sue indicazioni, tutto va al meglio certo la fatica è tanta ma i risultati si vedono in poco. E’ a questo punto che vengo colpito dalla sfortuna comincio con la frattura di una costola cadendo dopo un allenamento, ma è un infortunio da poco mi riprendo nel giro di una settimana. Nel frattempo parlando con gli amici della Vezza Bike, associazione alla quale appartengo, apprendo di una gara in MTB da fare in Mongolia, subito mi sento ispirato anche da questa e mi dico, si vive una volta sola quest’anno visto che sono in ballo lo dedico alla MTB e mi prendo le mie soddisfazioni, logicamente mi iscrivo. Però la sfortuna non mi voleva lasciare stare e due giorni dopo la mia iscrizione alla Mongolia Bike Challenge il 7 maggio mi faccio male di nuovo questa volta in modo più grave, mi taglio con la sega circolare l’ultima falange del pollice della mano destra, è come se mi cadesse il mondo addosso, tutte le mie gare tutti i miei sogni per l’estate vanno in frantumi, tutto cancellato per un attimo di distrazione. Mi vedo in sala operatoria a chiedere al dottore se riuscirò ad andare in agosto in Mongolia per le altre che sono in luglio e in giugno non ho neppure il coraggio di chiedere.

Dopo dieci giorni d’ospedale attaccato ad una flebo per fluidificare il sangue torno a casa e piano piano comincio a fare i rulli in sala, per fortuna in quel periodo c’è il giro d’Italia e pedalando guardo quello. Gli allenamenti prendono più intensità man mano che passa il tempo il dito migliora e anche il mio morale, incoraggiato da Betta e da Paolo il mio preparatore, così comincio a sperare nella mia partecipazione alla Transalp. Finalmente siamo alla metà di luglio il dito fa ancora un po’ male soprattutto in discesa ma partiamo per la Transalp siamo in coppia io e Giorgio, mio socio e compagno d’avventure che appena ha saputo dell’opportunità non se l’è lasciata scappare. La Transalp o attraversata delle Alpi è stata la prima grande avventura della stagione, una gara molto affascinante anche solo per il fatto che siamo partiti dalla Germania e siamo arrivati a Riva del Garda, anche solo perché siamo passati dal mio paese, cose che se torno a ritroso col la memoria di qualche anno non le reputavo neppure possibili. E’ stata una grande emozione dall’inizio alla fine abbiamo attraversato tante valli alpine che prima non avevamo mai visto, scalato passi, conosciuto persone, eravamo in 1100 partecipanti, provenienti da tutti i continenti e tutto questo in MTB per sentierini e mulattiere, di asfalto ne abbiamo visto poco. Comunque siamo arrivati in fondo e anche in buona posizione considerando le vicessitudini della preparazione, le soddisfazioni personali non sono mancate. Finita la Transalp con le gambettine un po’ indolenzite, ho fatto passare forse un giorno per poi riprendere l’adeguata preparazione in vista della Mongolia, il dado l’avevo tratto e avevo solo due settimane per recuperare energie fisiche e mentali. In Mongolia sono andato da solo almeno così avevo pensato, ma subito ancora prima di partire ho fatto amicizia con Alessandro un ragazzo di Aprica con cui ho subito legato. In Mongolia ci siamo accorti subito che il fattore ambientale era il problema più grosso, nel deserto ci aspettavamo di trovare temperature torride di 40° invece più che altro abbiamo trovato il vento, un vento costante continuo, un vento che ti sbatteva la sabbia in faccia, un vento che al piano ci costringeva a pedalare a 10-15Km\h, un vento che ha costretto l’organizzazione ad annullare una tappa. Per fortuna le tappe si sono spostate sulle montagne e il vento è cessato, certo non sono le nostre montagne anche se la quota c’era siamo sempre rimasti dai 1500m ai 3000m, sono montagne più dolci, delle grosse “collinone”, comunque è qua che il nostro montanaro si è preso le soddisfazioni più grandi, in pianura cercavo di non prendere troppi distacchi, cercavo di stare in scia a qualcuno, qua in montagna, mi sentivo un altro, quando la pendenza si faceva più ripida guadagnavo posizioni e più la tappa era lunga e più le cose andavano bene. Anche in montagna abbiamo avuto problemi, primo la neve che ha obbligato l’organizzazione ad annullare una tappa, secondo i guadi, quelli erano previsti ma comunque sempre un problema perché l’acqua era alta più di un metro e la corrente era forte, non togliendo che dopo si rimaneva inzuppati e viste le temperature non era proprio il massimo. La Mongolia è stata una grande esperienza, sia dal lato umano per le tante amicizie e persone che ho conosciuto, sia dal piano emotivo, le distese infinite del deserto, il fatto di trovarsi in mezzo al nulla e non vedere nessuno davanti o dietro di te, l’incontro con i vari animali e le popolazioni nelle loro capanne disperse nell’immensità di quei territori, la soddisfazione di farsi 120 km in completa solitudine, sfidando il vento, le asperità del terreno ed avere come unico collegamento con la civiltà una pista nella sabbia, che alle volte si perdeva o si divideva e che ci ha portato ad essere anche conoscitori di tracce. E’ stata una grande emozione dall’inizio alla fine, conquistata giorno per giorno in quelle interminabili tappe, alcune anche di 150km. La stanchezza si faceva sentire, data anche dal fatto che si dormiva in tenda, eravamo sempre al freddo l’acqua per lavarsi era quella del fiume, ma ci bastava attraversare quei paesaggi spettacolari che ci passava tutto, alle volte sembrava di essere nel vecchio west con quelle immense vallate
erbose, dove pascolavano liberamente mandrie di yak e cavalli, con i loro custodi mongoli sempre a cavallo, e tu eri li con la tua bicicletta e ti sembrava di essere in un mondo antico. E anche il grande ed immenso viaggo nella Mongolia era finito.

Tornato a casa un po’ distrutto anche per gli strascichi intestinali che i paesi esotici ti lasciano, un po’ di riposo e poi di colpo mi sono trovato senza un obbiettivo, e tutto l’allenamento che avevo, non potevo non sfruttarlo, quindi per concludere in bellezza l’anno dovevo proprio prendermi la rivincita su quel Naturaid Trentino al quale per colpa di un infortunio avevo dovuto rinunciare, e quindi quale occasione migliore se non il Naturaid Sardegna? Gara gemella al Naturaid Trentino, il secondo dei tre Naturaid (Trentino Sardegna e Marocco), periodo previsto settembre 2010 una ghiotta occasione da non lasciarsi sfuggire. La Naturaid Sardegna consisteva in una gara in MTB, di 430Km con 10000m di dislivello in tappa unica da fare con una certa autonomia alimentare, tempo massimo 60 ore, per seguire il percorso ci si doveva avvalere di un road book che riportava i km parziali e totali e le indicazioni sul percorso da seguire, davvero complessi perché oltre alle energie fisiche erano molte anche quelle mentali per poter seguire il road book con attenzione e precisione. Quindi parto per la Cagliari e precisamente Marina Piccola, è proprio da questo piccolo porto vicino al capoluogo che si partiva, abbiamo risalito la Sardegna stando sul lato che guarda il continente, fino in Barbagia esattamente a Pedra Lima sotto a Nuoro, li siamo riscesi rimanendo nell’entroterra. La Sardegna è stata una grande emozione dall’inizio alla fine, all’inizio ero un po’ teso anche perché sapevo di non partire nella migliore delle condizioni, le due notti precedenti avevo dormito 4 ore in totale e la cosa mi preoccupava, sapendo a quello che andavo in contro, poi chilometro dopo chilometro mi sono rilassato ho preso il mio ritmo e ho cominciato a prendere fiducia e sicurezza, la prima parte di gara l’ho fatta con un compagno che aveva già al suo attivo altre Naturaid e la cosa mi dava fiducia, e mi ha dato anche il tempo per prendere confidenza con il magico “road book” i Km passavano e io prendevo sempre più gusto le gambe giravano e le sensazioni erano belle, ormai avevamo fatto più di 100 km e mi dicevo questo è l’allenamento della Mongolia che da i suoi frutti. Man mano che andavo avanti mi rendevo conto d’avere qualcosa in più rispetto ai miei compagni però era più tranquillizzante rimanere con loro, ad un certo punto trovo l’occasione che cercavo, raggiungo Lorenza Menapace, la campionessa delle 24H, che ho conosciuto il giorno prima e con cui mi ero trovato subito bene, da li comincia la nostra avventura, stacchiamo gli altri prendiamo il nostro ritmo e affiatati come se ci conoscessimo da una vita affrontiamo il percorso, un percorso, intricato pieno di bivi sentierini deviazioni, arbusti spinosi sassi taglienti, e animali selvatici, cinghiali cervi civette, una natura selvaggia lontana dai soliti percorsi battuti. Pedaliamo di giorno e di notte, e ci rendiamo conto di andar bene di essere alle spalle dei primi, la cosa ci da una sferzata di entusiasmo ma non ci impedisce di perdere la strada, la prima notte giriamo un ora e mezza per i boschi cercando di ritrovare la retta via. Comunque si vede che anche i primi fanno degli sbagli il che ci permette di raggiungerli ad un punto di ristoro, dove però noi decidiamo di fermarci e dormire un oretta. Il giorno successivo se così vogliamo definirlo visto che a noi sembra una prosecuzione di quello precedente, continuiamo la nostra rincorsa, ormai i km percorsi cominciano ad essere tanti, ma le emozioni sono troppo forti, abbiamo la fortuna di pedalare al tramonto, nella notte rischiarata dalla luna piena, all’alba con colori bellissimi e andiamo avanti sferzati dal vento attraverso la Sardegna selvaggia. E’ a questo punto che ho un pò di problemi di pancia, causati dall’inesperienza sulla scelta dell’alimentazione, non mi sento più così bene ma fortunatamente sono supportato, da una grande compagna di avventure, la crisi non dura molto e in breve riprendiamo il nostro ritmo. Le disavventure continuano, io rompo un raggio, lei rimane senza le pastiglie dei freni posteriori, ma come una squadra perfetta ci aiutiamo prontamente e risolviamo i problemi. A questo punto ormai non mancano tantissimi km un ottantina ma si riveleranno i più duri, il percorso si inerpica per sentierini dove è impossibile pedalare, la vegetazione diventa più bassa, la traccia più stretta e ci obbliga a strisciare le nostre povere gambe contro cespugli e rovi, a rendere la situazione più sgradevole è anche il vento che comincia a soffiare sempre più forte e visto che è ormai notte anche l’oscurità, ci troviamo su delle creste spazzate dal vento tanto forte che è quasi difficile stare in piedi, la mia compagna nonostante la sua forza mostra i primi segni di cedimento, ed è qua che mi dico, adesso bisogna stringere veramente i denti e non permettersi uno sbaglio e così andiamo avanti precisi fino a raggiungere la sospirata discesa verso il traguardo e la civiltà. La discesa non è proprio senza preoccupazioni, è calata la tensione quindi si scende infreddoliti ma rilassati, è tanta la stanchezza e il sonno arretrato che devo fermarmi a prendere due pastiglie di guaranà se non voglio addormentarmi sul manubrio. Alla fine arriviamo quarti al traguardo con un tempo di 44 ore, una soddisfazione incredibile anche se appena arrivato l’unico mio pensiero è stato quello di dormire. E’ stata un’avventura veramente molto intensa ricca di emozioni dall’inizio alla fine, che mi ha dato la possibilità di conoscere tante persone e di fare molte amicizie tra cui una veramente unica con Lorenza, ho scoperto una grande persona, oltre che una forte atleta, una persona con cui ho condiviso felicità e fatiche senza mai un attimo di incomprensione. Questo è il Naturaid un esperienza di sport ma soprattutto di vita. Le esperienze fatte nel 2010 mi hanno profondamente segnato, hanno spostato di molto i miei limiti e confini, mi hanno fatto superare alla grande gli incidenti, mi hanno dato più fiducia nelle mie possibilità, ora penso alle prossime sfide, prima fra tutte la Naturaid Marocco a maggio 2011.
Con gli amici che ho conosciuto in queste avventure ho deciso di fondare “OBIETTIVO AVVENTURA” per dare anche ad altre persone la possibilità di assaporare le emozioni che abbiamo assaporato noi magari in modo più tranquillo ma pur sempre coinvolgente.
Devo un ringraziamento particolare a Betta che in quest’anno non mi ha mai ostacolato nelle mie scelte ma che al contrario mi ha sempre incoraggiato a fare quello a cui più tenevo.